V

UN
CAMMINO
DA FARE
INSIEME

Il nostro Cammino di preghiera è un cammino nato e avviato in forma virtuale, con mail telefonate e altro, che però nasce dalla ricerca e dalla proposta fatta per iscritto sulla rivista Appunti di Viaggio, numero 137 [Maggio-Agosto 2015].

Il percorso è stato finora molto bello e ha funzionato bene da supporto alla preghiera dei singoli fratelli. Stiamo però immaginando e sperimentando altre modalità di comunicazione e forme di vita comunitaria che ci permettano di pregare e camminare insieme, anche fisicamente [perché siamo anche corpo, carne], che spero si concretizzeranno presto.

Accenno velocemente a due strumenti già avviati.

Innanzitutto la rivista Appunti di Viaggio

Abbiamo detto che l’Associazione Tornare a casa è figlia del percorso di ricerca spirituale della rivista Appunti di Viaggio [Note di ricerca spirituale], una rivista che si occupa [sin dal 1991] di preghiera e di meditazione, di ricerca spirituale e dialogo interreligioso, che ne è anche la voce ufficiale. Ora, a partire dal numero 138 [Settembre-Ottobre 2015], sulla rivista abbiamo avviato la rubrica “Tornare a casa”, nella quale pubblichiamo articoli testimonianze appuntamenti che riguardano questo nostro Cammino di preghiera.

La rivista è dunque uno strumento importante, che aiuta e rende fruibile il cammino dell’Associazione stessa, uno strumento utile e necessario agli iscritti.

Per avere maggiori informazioni e per abbonarvi alla rivista potete andare sul sito www.appuntidiviaggio.it, alla voce La rivista, o scriverci per e-mail all’indirizzo laparola@appuntidiviaggio.it, oppure chiedere direttamente ad Appunti di Viaggio al n. 06/4782.5030, la mattina [dal martedì al venerdì] dalle 10 alle 13.

E poi il “ritiro” mensile

Stiamo poi sperimentando un “ritiro” mensile, che si tiene a Roma, nel quale pratichiamo comunitariamente le preghiere del nostro Cammino, la preghiera silenziosa del Nome di Gesù [alla maniera del “pellegrino russo”], il rosario, la condivisione fraterna e una Messa finale. Abbiamo inoltre riservato uno spazio speciale per meditare la Parola di Gesù, che è a fondamento di questa nostra esperienza.

Nel “ritiro” dunque, chiariamo e rafforziamo comunitariamente la nostra pratica.

Questo è il primo passo per poter donare il Cammino a coloro che ne hanno bisogno.

Siete dunque tutti invitati ad abbonarvi ad Appunti di Viaggio e a partecipare al ritiro mensile.

E naturalmente la ricerca di espressioni comunitarie del Cammino è appena iniziata. Avvieremo certamente presto altre modalità per vivere comunitariamente il Cammino, e dunque: Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese [Lc 12,35].

Pregare Dio per i vivi e per i morti

Qualcuno di voi forse ricorderà che qualche anno fa ho fondato, insieme a Marta Giacon e Alessia Piana, l’Associazione Tornare a casa, che ha come scopo principale la “preghiera per i morenti”. Il motivo di questa scelta singolare è legato al mio desiderio di compiere un atto d’amore per mezzo della preghiera, perché essendo un poco avanti negli anni (ora ne ho 67), sento che le forze mi stanno abbandonando e per me diventa sempre più faticoso compiere atti che comportino fatica e impegno, sia fisico che mentale; inoltre dormo poco e mi stanco molto facilmente. Invece mi riesce ancora di pregare, spesso con piacere. Per questo motivo ho capito che il mio strumento d’amore per il prossimo poteva essere la preghiera: e questo ho iniziato a fare da alcuni anni e faccio ancora oggi. Ho poi intuito che posso ottimizzare la preghiera pregando per i morenti. Credo che pregare per una persona che è nel mezzo della propria vita ha un grande valore: con la nostra intercessione la possiamo aiutare molto. Però dopo può sempre avere altre necessità, fino a che vive, e magari abbandonarsi al male. Pregare invece per una persona che sta morendo può cambiare il suo destino, per l’eternità. E dunque la nostra preghiera assume un valore infinito, eterno. Un po’ come è successo al buon ladrone, al quale Gesù sulla croce, mentre stavano morendo, ha detto «oggi sarai con me in paradiso». Credo non ci sia cosa più bella, che abbia maggior valore: vorrei tanto che Gesù lo dicesse a me, anche ora.È dunque da qualche anno che prego un rosario quotidiano per i morenti e, una volta al mese, partecipo ad una messa che dedico a loro, il primo venerdì del mese. Questo perché, procedendo nel cammino, abbiamo consacrato la nostra Associazione Tornare a casa al «Sacro Cuore di Gesù», e voi certamente sapete che una pratica importante che Gesù chiede a coloro che onorano il suo Sacro Cuore è fare la comunione per nove primi venerdì del mese consecutivi. E siccome la comunione la prendiamo all’interno di una santa Messa partecipiamo anche a questa Messa, per nove primi venerdì del mese, in onore del Sacro Cuore e a beneficio dei morenti.
Ora, da qualche mese, in me si è affacciata una nuova certezza: ho capito che, oltre ai morenti, devo aiutare a Tornare a casa anche coloro che sono già morti, e che si stanno purificando per essere ammessi alla «santa presenza» di Dio. Mi spiego meglio.

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Mt 22,1-14)

Ecco, cos’è questo abito nuziale? È Gesù stesso: occorre rivestirci di Gesù, impegnare la propria vita a rivestirsi di Gesù o, più precisamente, dei tratti del suo Volto: ovvero umiltà mitezza purezza povertà compassione misericordia etc., che si compendiano nell’amore e nell’abbandono alla volontà del Padre, che spesso [purtroppo] comporta l’accettazione della croce, della sofferenza.
Questo vuol dire che, per essere ammessi alla comunione con Dio, al pranzo di nozze, alla gioia, alla beatitudine eterna, dobbiamo purificarci, per assumere gli stessi tratti, le stesse qualità di Dio. E se non lo facciamo in vita, dovremo farlo in morte, perché non si può mischiare l’olio con l’aceto.
La Chiesa cattolica parla di purgatorio, altre religioni parlano di rinascite, ma lo scopo è lo stesso, la purificazione, e ci sono numerose testimonianze di santi e mistici che ne parlano. Per citarne solo qualcuna delle più recenti: Maria Simma, san Pio da Pietrelcina, Natuzza Evolo.
Certo è che questo periodo di purificazione post mortem comporta sofferenza, a detta dei testimoni molta sofferenza. Molti santi hanno però confermato che le preghiere a favore delle anime che si purificano abbreviano la loro sofferenza, e le aiutano a Tornare a casa [in Cielo].
È dunque per abbreviare questa sofferenza che ho deciso di pregare, oltre che per i morenti, per le anime che si purificano dopo la morte, e ho scoperto che a Roma, nel complesso delle «Tre fontane», oltre alla chiesa del Monastero SS. Vincenzo e Anastasio [dei monaci cistercensi], c’è la chiesa del martirio di san Paolo, dove il santo fu decapitato, e una piccola chiesa, che si chiama S. Maria Scala Coeli. Il nome di questa Chiesa, S. Maria Scala Coeli (Scala del Cielo), deriva dalla visione che san Bernardo di Chiaravalle ebbe nel 1138 mentre celebrava messa: una lunghissima scala che arrivava fino in Cielo, dove la Madonna accoglieva l’anima di un defunto per il quale Bernardo stava invocando il suo aiuto, ad indicare che la richiesta era stata accolta. Questa visione mi ha rivelato che Maria ha il potere di ottenere la liberazione delle anime dei defunti che si purificano per essere ammesse alla comunione con Dio. E per questo motivo prego Maria di intercedere a favore dei defunti, e ottenerne così una liberazione più celere, abbreviandone le sofferenze.
E dunque mi appoggio a san Giuseppe per aiutare i morenti [perché san Giuseppe è il loro patrono], e a Maria per aiutare i defunti [perché Scala Coeli]. Tutto ciò lo esprimo con due speciali giaculatorie che recito al termine delle varie decine del Rosario quotidiano. A queste due giaculatorie ne aggiungo una terza rivolta al Sacro Cuore di Gesù, al quale l’Associazione Tornare a Casa è consacrata.
In relazione alla preghiera a favore dei defunti voglio raccontarvi una cosa che ho saputo da qualche settimana. Il mio primo nipote [figlio di mia figlia] si chiama Leonardo e ha cinque anni. Lo scorso anno ha iniziato a fare schizzi e disegni e ad usare i colori. Alcune settimane fa la madre ha ripreso in mano i suoi primi disegni e ha cercato di farsi spiegare dal figlio il loro significato per stimolarlo ad esprimere ciò che sente. Ad un certo punto gli è capitato tra le mani un disegno che rappresenta un campo pieno di croci [forse un cimitero] con l’immagine di due persone, una piccola e una più grande che camminano dentro questo campo. Nel campo è disegnato anche un piccolo cubo sormontato da una croce che rappresenta una chiesa. Alla richiesta della madre, Leonardo ha spiegato che le due persone sono lui stesso e la madre che camminano insieme e stanno andando a trovare nonno Pasquale [che sarei io]. Il nonno è lì perché aiuta le persone ad andare in Cielo. Ora, io non ho mai parlato a mio nipote della «preghiera per i morenti», né della sua integrazione con «la preghiera per i defunti» [che è cosa recente], e dunque le parole che dice mio nipote nascono da un suggerimento, probabilmente di un amico celeste. Queste parole sono quindi per me una conferma dell’intuizione che sto provando a realizzare. Ecco: mi convinco sempre di più che aiutare le persone ad andare in Cielo faccia parte della mia vocazione.
Per concludere questo mio discorso vorrei focalizzare meglio il percorso spirituale dell’Associazione Tornare a casa. Oltre alla lettura quotidiana del Vangelo, che pratichiamo dallo scorso anno, l’Associazione pratica la preghiera a favore delle persone che stanno per morire, affinché facciano una morte in grazia di Dio [che è il punto di partenza del nostro cammino] e poi prega per gli stessi fratelli che hanno aderito a Tornare a casa, e per vari altri obiettivi che qualche volta suggerisco io, e a volte gli stessi associati.
Ora inizieremo a pregare anche per i defunti che si purificano per essere ammessi alla «santa presenza» di Dio, ovvero, che si purificano per andare in Cielo. E dunque, in questo modo, Tornare a casa pratica in modo speciale la preghiera di intercessione, a favore sia dei vivi che dei defunti. Questa pratica che ho appena definito si chiama «opera di misericordia», che la Chiesa qualifica come spirituale: Pregare Dio per i vivi e per i morti. E dunque, possiamo constatare che la preghiera per i vivi e per i morti è una speciale modalità d’amore [opera di misericordia] riconosciuta dalla Chiesa: uno strumento per amare il prossimo.
Certo, un cammino di preghiera come questo oggi ha un sapore antico, ci sono pratiche e cammini spirituali che sembrano molto più moderni e attirano di più; vi assicuro però che il percorso che ho illustrato, oltre a fare bene a coloro ai quali è indirizzata la preghiera, è un potente cammino di purificazione personale e di salvezza: ovvero è un cammino che fa bene innanzitutto a coloro che pregano. E ciò vale per il Rosario quotidiano come per la santa Comunione nei nove primi venerdì del mese, e così anche per le altre pratiche cui ho accennato. E per chi prosegue nel cammino, ci sono poi altre cose importanti che condividerò più avanti. È per questo motivo che invito coloro che si sentono attratti da questo cammino a contattarmi per «camminare insieme», camminare «in cordata» verso il Regno dei Cieli. In questo modo il cammino risulterà più «leggiadro», più gioioso, e si avvertirà meno la fatica.

Ecco, chi vuole aderire a questa mia proposta può contattarmi ai seguenti recapiti:associazione@tornareacasa.eu; oppure [al] tel. 340/391.5503.

Con l’adesione, oltre ai vostri dati personali, ho bisogno della vostra mail, del vostro numero di cellulare e [possibilmente] del vostro indirizzo postale.Un caro saluto a tutti.

Pasquale Chiaro

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